Aug
17
MADRID – «Bisogna arrischiarsi a sbagliare, quello che non possiamo fare è ripetere. Siamo obbligati a cambiare». È la massima che ha guidato la vita di Rosalia Mera Goynechea, ovvero Lady Zara, self made woman di umili origini, divenuta – con una fortuna stimata in 4,7 miliardi di euro – l’unica spagnola nella classifica 2013 dei “paperoni” della rivista Forbes, al 66esimo posto fra le donne più potenti del mondo. Fondatrice con l’ex marito Amancio Ortega dell’impero Inditex, del quale attualmente controllava il 6,9% del capitale, la donna più ricca di Spagna è morta l’altra sera a La Coruña, la sua città d’origine in Galizia, dov’era stata trasferita d’urgenza, dopo essere stata colpita da un’emorragia cerebrale durante le vacanze a Minorca. Un malore improvviso per la 69enne capitana d’industria dalla tempra di acciaio, che ha lasciato sgomenti i familiari, la figlia e consigliera Sandra, che era con lei alle Baleari, e gli spagnoli tutti, testimoni della straordinaria epopea imprenditoriale e della singolare avventura umana realizzata dalla “costurera”, la cucitrice.
AL LAVORO A 11 ANNI
Nata nel quartiere operaio coruñese di Monte Alto, col padre impiegato in Fenosa e la madre che riuscì ad aprire una macelleria a forza di enormi sacrifici, Rosalia Mera aveva lasciato la scuola a 11 anni, per impiegarsi come cucitrice e diventare, a 13 anni, dipendente della catena La Maja, dove conobbe l’uomo che poi sarebbe diventato suo marito. Con Amancio Ortega, suo fratello Antonio e la cognata Josefa, creò nel 1962 l’impresa Goa, l’embrione di quello che poi sarebbe diventata Zara, un piccolo negozio per la distribuzione di camici da lavoro. «Per me, come per tutte le donne, l’amore è molto importante e, dato che l’idea era nata dall’uomo che amavo, la feci mia e mi dedicai alla sua realizzazione fino a che ebbi il mio secondo figlio. Poteva sembrare temerario, ma non mancava di logica: perché dovevamo vendere noi quello che producevano altri? Perché non invertire il processo? Ci mettemmo a confezionare vestiti perché altri li vendessero e funzionò», raccontò in un’intervista sui primi passi del progetto tessile, come cofondatrice del gruppo, poi divenuto un gigante a livello mondiale.
Dal primo esercizio col marchio Zara, inaugurato nel 1975 nel centro storico di La Coruña, agli attuali 5.527 punti vendita delle firme Massimo Dutti, Bershka, Oysho, Pull Bear e Zara Home, disseminati nei 5 continenti. In 40 anni l’impero non ha smesso di crescere, grazie al modello produttivo di moda pronta, che dall’inizio ha unito la realizzazione veloce e flessibile delle più importanti tendenze fashion a costi più che accessibili. Zara conta oggi utili netti annui per 1,932 miliardi di euro, oltre 109.512 dipendenti, ed è in continua espansione grazie alle vendite online, inaugurate nel settembre del 2011 e lanciate lo scorso anno anche in Cina.
IL FIGLIO DISABILE
Lavoro di equipe, innovazione e diversificazione negli investimenti, le parole d’ordine di Rosalia Mera, che, lungi dal cullarsi sugli allori, si è dedicata a moltiplicare la sua fortuna. Nel 2004 decise di lasciare il consiglio di amministrazione di Inditex, conservando il 6,9% del capitale, controllato assieme al 5% del gruppo farmaceutico galiziano Zeltia, oltre al 30% della catena alberghiera Room Mate. Intraprendente donna d’affari, riservata, filantropa e socialmente e politicamente impegnata, Rosalia Mera era una multimilionaria atipica, la cui immensa ricchezza non l’aveva spinta a cambiare stile di vita e abitudini. Superate le difficoltà della separazione con Ortega, avvenuta nel 1986, dopo la nascita del secondogenito Marcos, affetto da paralisi cerebrale, Lady Zara si era impegnata anima e corpo a favore dei bambini disabili, attraverso la Fondazione Paideia, da lei creata. Riprese gli studi e si diplomò alle magistrali, fondò la società Rosp Coruña per la gestione degli investimenti nel settore alberghiero, delle energie rinnovabili, della tecnologia informatica e per gli investimenti immobiliari.
E nel 2004 il Centro Mas di iniziative imprenditoriali, al quale ha fatto seguito l’Associazione Deloa per lo sviluppo delle aree rurali. Donna inquieta, informale e diretta, indossava solo abiti di Zara e non aveva mai smesso di recarsi al lavoro in autobus. La si poteva incontrare spesso al cinema o a gustare un aperitivo in una delle tabernas del centro storico.
SEMPRE DI SINISTRA
Da “indignada” di lusso aveva partecipato nel 2003 alle manifestazioni indette dalla piattaforma Nunca Mais contro il disastro ecologico provocato sulle coste galiziane dal naufragio del Prestige. E, di recente, si era pronunciata a favore del Movimento 15-M e contro i tagli alla sanità e alla pubblica istruzione, decisi dal governo conservatore di centro-destra. E a Iñaki Gabilondo, anchorman di Canal Plus, che in una delle rare interviste le chiedeva, un anno fa, se si considerasse di sinistra, aveva risposto facendo appello alle sue origini: «Quando si nasce nelle circostanze in cui io sono nata, non si può essere altro». La donna più ricca di Spagna non ha mai dimenticato di essere una “costurera”, sebbene fosse riuscita a tessere la trama del maggiore miracolo economico spagnolo. E a scollarsi di dosso l’etichetta di “ex moglie di Amancio Ortega”.
Il patron di Inditex, profondamente scosso assieme alla figlia Sandra, è stato il primo a renderle onore nella cappella ardente allestita presso la clinica in cui è morta. I funerali, questa mattina, nella chiesa di Liana a Oleiros, in una cerimonia semplice, nello stile di Lady Zara.
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